La parola agli attori

Cosa succede dietro le quinte

Quando ero piccola, entrando in un teatro, rimanevo affascinata da tutto quello che mi circondava. Immaginavo che tutte gli oggetti presenti fossero animati: per me le poltrone rosse attendevano solo che il loro ospite decidesse finalmente di abbandonarsi al loro abbraccio e di godersi lo spettacolo; le luci, con il loro scintillio, erano impazienti all’idea di seguire gli attori durante i combattimenti con le spade e già si commuovevano al pensiero di dover cogliere tutti i baci e i sospiri degli amanti che di lì a poco sarebbero andati in scena; il sipario aspettava solo il momento giusto per aprire il suo manto e catapultare gli spettatori in un mondo magico.

Ecco, il teatro per me è un mondo magico. Qui possiamo assistere ad incredibili atti di coraggio, impossibili storie d’amore o ad avventure che lasciano senza fiato.

Nonostante il piccolo particolare che io adesso sia considerata una donna adulta, devo dire che quando entro in un teatro rimango affascinata e stupita come se fossi tornata bambina. Se doveste venire con me a vedere uno spettacolo, una volta entrati in sala, probabilmente mi vedreste con il naso all’insù e con la bocca aperta ad ammirare quella meraviglia.

Teatro Sociale di Brescia

Se quando ero più piccola attendevo l’inizio dello spettacolo scalciando e correndo in giro adesso mi soffermo a guardare con occhio critico ogni più piccolo particolare: il sipario, le luci, le poltrone, le maschere, ecc. Credo però che la cosa più interessante sia vedere le ombre dei piedi degli attori che si muovono dietro al palcoscenico. Mi chiedo sempre che cosa staranno facendo: staranno ripassando la parte o magari stanno scherzando tra loro? Una volta aperto il sipario la curiosità diminuisce e rimango rapita dallo spettacolo. Qualcuno però potrebbe essere più curioso di me e anche durante lo svolgimento dello spettacolo continua a pensare a cosa starà succedendo dietro le quinte. Io non posso raccontarvi quello che fanno tutti gli attori quando non sono in scena ma vorrei portavi dietro le quinte di un nostro spettacolo, potrete sbirciare lì dove al pubblico solitamente è proibito guardare.

Dietro le quinte di un nostro spettacolo, L’Arlechì servitore di due padroni

Raccontarvi “solo” del dietro le quinte, però, mi sembrava un po’ poco quindi ho deciso di spiegarvi cosa succede durante la giornata tipo di uno spettacolo. Per cominciare stabilito il punto di ritrovo e, dopo aver composto tetris perfetti nei bagagliai delle macchine con tutti gli oggetti di scena, le strutture, le sedie, i tavolini, i microfoni e un’infinita serie di cavi e cavetti, finalmente siamo pronti a partire. La fedele carovana segue diligentemente il nostro direttore artistico, Nicola Armanni. Senza di lui probabilmente saremmo ancora dispersi per qualche strada della bergamasca. Essendo una compagnia itinerante ci esibiamo sempre in luoghi diversi e il viaggio ormai è diventato una parte fondamentale, almeno per me, del vivere la compagnia teatrale. Durante questi viaggi, lunghi o brevi, facili o impervi, sono nate amicizie e in alcuni casi anche l’amore. Tornando al nostro racconto, una volta raggiunto il teatro per prima cosa iniziamo a scaricare tutte le macchine: devo dire che distruggere ogni volta questi capolavori dell’organizzazione mi dispiace, tanto ho la certezza che una volta smontato tutto qualcosa non ci starà più. Una volta scaricato il malloppo ci si divide i compiti: montare la struttura che usiamo come fondale, sistemare gli oggetti che dovremo utilizzare in scena, predisporre i microfoni, settare le luci, ecc. Con gli anni a tutti è stato affidato un ruolo e tutti ormai lo conosciamo e lo svolgiamo alla perfezione. Durante questa prima parte della nostra giornata insieme si ride e si scherza, ci si raccontano le novità e si chiacchiera con leggerezza, senza mai dimenticare di fare qualche story su Instagram. Siamo una famiglia, e come a un pranzo domenicale con i parenti condividiamo quello che è successo nel corso dei giorni precedenti. Siamo un gruppo affiatato e grazie alla passione del teatro sono nate delle splendide e durature amicizie, proprio come racconta Valeria nel suo ultimo articolo

Il magico trio tutto al femminile dell’Arlechì: io, Miriam e Sara

Dopo aver predisposto tutto quello che ci occorre per lo spettacolo iniziano le prove dei microfoni: qui, come un direttore d’orchestra, Nicola ci dirige in un concerto dissonante di frasi ripetute fino allo stremo. Ognuno di noi poi viene chiamato per la sua parte da solista: io devo dire che sono abbastanza ripetitiva, ogni volta attacco con uno dei monologhi scritti per me da Miriam Ghezzi, nostra regista e drammaturga, per lo spettacolo “La famiglia dell’Antiquario”. Sarà che è uno degli spettacoli che più mi è rimasto nella memoria, forse è quello che più mi è rimasto nel cuore. Continuano le prove audio, tutti gli attori vengono ammoniti sempre con la stessa frase:” Ora rifalla recitando”. Dopo che Nicola, soddisfatto, ci congeda dalle prove audio scatta il momento di riposo, dobbiamo recuperare tutte le energie perse per poter essere pronti per lo spettacolo. Inizia allora la lotta per l’egemonia sul mixer, tutti vogliono vincere ma solo uno avrà l’onore di decidere la musica. Puntualmente io e Giovanni, attore nella compagnia, iniziamo a battibeccare su quale sia la canzone più bella o più adatta al momento. Arriva il momento di prepararsi, manca sempre meno allo spettacolo. Iniziamo a ripassare le scene salienti dello spettacolo, sotto l’attento occhio di Miriam e Nicola. Una volta terminate le prove si passa al trucco e al parrucco: fondotinta, mascara, spazzole e ciprie inondano i tavoli dei camerini, lo specchio viene occupato e c’è sempre qualcuno che ha dimenticato qualcosa. 

Una volta terminato si indossano finalmente i costumi e dal camerino ci si sposta sul palcoscenico. Ecco, se dovessero chiedermi cosa sicuramente conserverò della mia esperienza nel teatro sono proprio quei momenti trascorsi sul palco con il sipario chiuso. Si percepisce concentrazione, agitazione e forse un pizzico di paura ma anche tanta energia e tanta voglia di entrare finalmente in scena. È forse il momento più importante di tutto lo spettacolo: qui raccogliamo le forze per poter dare il cento per cento sul palcoscenico. Nonostante la maggioranza dei sentimenti e delle sensazioni ci accomunano ogni membro della compagnia affronta quei minuti in maniera diversa: Sara sparisce, improvvisamente non la trovi più da nessuna parte ma non bisogna agitarsi, sta semplicemente cercando il suo personaggio e quando l’avrà trovato sarà pronta ad andare in scena; Nicolas sceglie un punto e sta lì, fermo, con il copione intento a leggere attentamente tutte le sue battute, anche se le conosce tutte a memoria ha comunque paura che qualcosa gli possa sfuggire. Io inizio a camminare, mi piace percorrere tutta la larghezza del palcoscenico. Nel frattempo, in realtà non penso allo spettacolo o alle battute, forse anche io come Sara cerco in me il personaggio che dovrò interpretare e spero sempre di riuscire a trovarlo in tempo. Il tempo passa e ora è arrivato il momento di andare alle luci della ribalta, tutti pronti per la prima scena ma prima non può mancare il rito scaramantico di tutti gli attori: “Merda, merda, merda!”.

Pochi minuti prima di entrare in scena, Il Principe Scambiato

Ricomponiamoci, lo spettacolo adesso inizia davvero. Dopo aver pronunciato la prima battuta tutto diventa più facile, lo spettacolo è partito e adesso nessuno ci può più fermare. Prima uscita, un po’ di respiro. Dietro si respira un’aria serena: c’è chi elemosina dell’acqua perché, come sempre, non l’ha portata o magari dei fazzoletti; si ride sottovoce alle battute dei nostri colleghi in scena e devo dire che a volte è davvero difficile non ridere a crepapelle, bisogna pur sempre non farsi sentire.

Dietro le quinte siamo stretti, abbiamo sedie, oggetti e copioni sparsi dappertutto. In mezzo a tutto questo ci destreggiamo con i cambi d’abito, forse una delle cose più difficili da fare dietro le quinte. Qui però ci prendiamo anche in giro, dopo aver portato in scena per tanto tempo uno spettacolo si imparano anche le battute degli altri e allora si iniziano ad imitare, a volte in maniera molto comica, quello che sta accadendo in scena.

Ovviamente si ripassano anche le scene, le uscite e le entrate e si raccoglie la concentrazione per fare quella scena che magari in prova non è venuta come desideravi. Ogni tanto ci si ferma semplicemente ad ascoltare quello che sta succedendo in scena, si rimane in silenzio per potersi godere, anche se solo con l’udito, la propria scena preferita dello spettacolo.

Giovanni e Stefano dietro le quinte de L’Arlechì servitore di due padroni

Sta arrivando la fine, mancano solo gli inchini. Qui la situazione diventa caotica, un continuo entrare e uscire di scena che potrebbe quasi far venire il mal di testa ma che, grazie all’applauso del pubblico, diventa un dolce movimento. Ultimo inchino, applauso al pubblico e tutti dietro le quinte. Il sipario si chiude, le luci si alzano e tutti ricominciamo a respirare. Ogni volta che portiamo in scena uno spettacolo provo un turbinio di emozioni e non importa se sia la sera della prima o la ventesima replica. Sarebbe bello permettere al pubblico di vedere tutto questo, tutto quello che un attore è prima, durante e dopo lo spettacolo. Con questo articolo spero di essere riuscita a trasportarvi in questa atmosfera. Certo, non è come essere presente con noi, dietro le quinte, forse però adesso potrete dire di aver scoperto un po’ di quel mondo segreto e nascosto che si cela dietro il sipario.  

La parola agli attori

La Compagnia Teatrale: perché farne parte?

Quelli tra palco e realtà…

Prima di arrivare a rispondere a questo nuovo quesito , vorrei inserire come premessa che, quando si parla di compagnia teatrale, si intende  un gruppo di persone che costituiscono il cast artistico e tecnico che lavorano insieme affinché si possa realizzare uno spettacolo teatrale .

In linee generali ci sono diversi obiettivi a cui ciascuna compagnia cerca di mirare per i propri membri, ma anche per il proprio pubblico; per esempio, si può puntare a fare rappresentazioni comiche, creare fiabe per bambini, trovarsi solo per passatempo o gettare le basi per un lavoro vero e proprio. Tutto dipende da chi compone il gruppo e da quali sono le ispirazioni che lo animano.

Infatti all’interno di tale gruppo si cresce sia artisticamente sia personalmente poiché si ha la possibilità di non finire mai di imparare, di socializzare e di divertirsi.

#squadraginew

In modo particolare vorrei raccontarvi un po’ la mia esperienza, perché non vorrei che fosse percepito il tutto come “qualcosa solo riferito ai professionisti del mestiere”, roba da Hollywood e Actor’s studio; infatti ci sono moltissime persone ( noi compresi) che hanno iniziato la loro carriera artistica come hobby oppure casualmente perché “c’erano gli amici ” … e a questo proposito tengo a sottolineare come sia anche un bene iniziare questa esperienza affiancati da qualcuno che si conosce, per poi arrivare piano piano a costruirsi da soli le proprie ali e gettarsi in altre opportunità legate al teatro. 

Perciò niente scuse: se vedete un amico alle prese con Shakespeare e pensate che la cosa sia divertente e appassionante, buttatevi ! Pensate che spesso ho avuto amici che, dopo essere venuti a vedermi in uno spettacolo, oppure dopo che mi hanno aiutato a studiare la parte, mi hanno detto cose tipo: “io non sono capace”, “sono timido”, “non so nemmeno come si fa a recitare”, ecc. Sapete cosa vi dico? Non lasciate che la timidezza o il timore arrivino a limitare la vostra curiosità nel poter scoprire voi stessi in un ambito diverso e, tanto per la cronaca, e tengo a sottolinearlo,  nemmeno io sapevo assolutamente nulla di recitazione! Quello dell’attore mi sembrava un talento rivolto solo a poche persone, forse perché ho sempre creduto che RECITARE era = JIM CARREY … dimenticandomi che ” il teatro è per tutti” e che in chiunque, a prescindere dalle origini, dal carattere e dalle aspirazioni, potrebbe nascondersi un grande interprete, capace di suscitare emozioni uniche negli spettatori.

Per dimostrarvelo, visto che l’ho citato, parliamo di Jim Carrey : prima di arrivare a diventare uno degli attori (e non solo, poiché è imitatore, cabarettista, produttore cinematografico ecc.) più famosi, lavorò da giovane come addetto alle pulizie di una fabbrica e iniziò a dedicarsi alla sua carriera di comico in alcuni club; quindi, udite udite , c’è speranza  anche per tutti noi! Certo, per fare il grande salto da addetto alle pulizie a star del cinema ,magari è bene avere un po’ di infarinatura di tecniche attoriali, di dizione, ecc. Ma non bisogna mai scordare che l’attore è molto più di questo: un attore è anche espressione!

E poi vorrei ricordarvi che  noi siamo costantemente “attori” della nostra vita … l’unica differenza è che quello “professionista” presenta esplicitamente il suo ruolo in un teatro mentre “l’attore quotidiano” ha come palcoscenico contesti reali, non etichettati con l’insegna “TEATRO”… Sembra una cosa complicata, vero? Bè, provate a pensare a una vostra tipica giornata: ad esempio, io oggi ho interpretato il ruolo di studentessa all’interno del contesto universitario; allo stesso tempo assumevo il ruolo di amica mentre facevo una battuta con la mia vicina di banco, sono stata anche una viaggiatrice in treno e ho persino interpretato il ruolo di figlia che chiede alla madre di farle il pollo per cena e così via … Insomma, in base ai contesti sociali mostriamo una parte di noi e interpretiamo un ruolo che in quel momento ci appartiene; ora non sto qua a farvi un discorso sociologico a riguardo, ma vi suggerisco questo link simpatico  in cui troverete un interessante dibattito sul tema, in cui i protagonisti sono un attore e un intervistatore televisivo.

Ma torniamo al quesito iniziale: perché fare l’attore in una compagnia teatrale è una scelta che vi consiglio, piuttosto che intraprendere questa carriera in modo individuale ? 

Per prima cosa, come avevo già scritto nell’articolo precedente (https://lagildadelleartiteatrobergamo.wordpress.com/2019/10/07/teatro-hobby-passione-o-formazione/) riporto anche su queste pagine che La Gilda delle Arti ci ha insegnato anche a gestire i nostri “ruoli” al di fuori del palcoscenico, cioè da un lato abbiamo un ruolo individuale molto importante poiché la compagnia è costituita da ciascuno di noi e allo stesso tempo è anche un team in cui  assumiamo un ruolo legato alla collettività.

Quindi si parla di un lavoro sul singolo e sul gruppo.

Per quanto riguarda il primo, posso affermare che una delle cose fondamentali che ho appreso è il fatto che non si smette mai di  IMPARARE, in modo particolare dagli altri. Ho sempre provato ammirazione per molti miei colleghi e, tramite l’osservazione e l’interazione con loro, ho sviluppato la capacità di costruire uno stile e un portamento originale nel mio modo di recitare. 

Comunque vorrei soffermarmi di più sul secondo punto, cioè sul valore del lavoro di gruppo: come ho anticipato prima,  far parte di una compagnia teatrale aiuta a socializzare e quindi a creare nuovi legami o a rafforzare quelli già esistenti, permettendoci il confronto e lo sviluppo dell’empatia. 

Tale attitudine, definita più specificamente come COMPLICITÀ, è assolutamente necessaria per consolidare i rapporti nel gruppo e per far sì che in qualsiasi contesto ci si aiuti con maggior comprensione verso chi abbiamo attorno. Se essa è presente, non solo se ne rendono conto i membri, ma viene anche percepita positivamente da chi ci osserva dal di fuori. 

Semplicemente… “forza ragazzi! Mani al centro e merda, merda, merda!”

Per questo motivo  la COLLABORAZIONE  tra di noi va a rafforzare il legame che si sviluppa nel corso del tempo; ad esempio, quando l’anno scorso entrai ufficialmente nella compagnia de La Gilda  delle Arti , mi ritrovai davanti a un gruppo ben coeso e unito, ma al tempo stesso anche disponibile alle novità .

Infatti, quando mi presentai per la prima volta, i ragazzi che poi sono diventati i miei compagni di avventura, furono sin da subito molto socievoli e spontanei;  la mia prima impressione su ciascuno di loro è che non avevano timore di mostrare le emozioni che in quel momento provavano nel vedermi come nuovo membro… Ad esempio Marzia (denominata dalla sottoscritta come “mamma Marzia”) si è subito mostrata disponibile e affettuosa, Giovanni era gentile ma anche diffidente (ora invece siamo talmente amici che ci troviamo al di fuori del teatro per pattinare o fare altro) e in tutto ciò ricordo benissimo la mia “paura” nel non riuscire ad integrarmi oppure nel non trovarmi bene ad affrontare questa nuova opportunità che mi si presentava… però (per mia grandissima fortuna) i miei colleghi, avendo già vissuto questa esperienza, mi hanno accolto nel modo migliore affinché potessi sentirmi libera di essere me stessa sia come persona sia come attrice.

2018 -> 2019 Giovanni e io alle prese col pattinaggio 😀

Ecco un’altra cosa a cui contribuisce far parte di una compagnia teatrale: superare le paure e, in modo particolare, imparare a come comportarsi con diverse persone perché ( e ci tengo a farlo presente ) La Gilda delle Arti è  come un arcobaleno di colori che racchiude molti giovani con diverse fasce d’età e provenienza. 

Il bello di questa nostra particolarità è che siamo, nel nostro piccolo, una dimostrazione di come la diversità non solo caratteriale ma anche culturale possa trarre dei vantaggi tramite l’integrazione adeguata in un gruppo di persone accomunate da una passione.

Attraverso queste attitudini che si sviluppano nel corso del tempo, non bisogna però dimenticare che uno dei tanti nostri scopi è anche DIVERTIRSI e STARE BENE perché, come ben si sa, fare qualcosa che non ci piace affatto e in cui non riusciamo a sentirci a nostro agio, ci porta a non concludere qualcosa di buono, anzi! Ci annoiamo e  poi finiamo con l’ odiare quello che facciamo.

Pertanto all’interno di un’atmosfera tranquilla e gioiosa si lavora sicuramente meglio!