La parola agli attori

“Casa di Bambola”: il dramma che non ti aspetti

La Gilda delle Arti entra nell’800 e ne esce vincente con il capolavoro di Henrik Ibsen.

Dimenticatevi Goldoni, Molière, Shakespeare, quest’anno La Gilda delle Arti si cimenta in qualcosa di nuovo ma che di certo non vi deluderà… quest’anno rimarrete davvero stupiti.

Perché la Casa di Bambola di Ibsen è diversa da ciò a cui siete abituati: è un dramma borghese di fine ‘800 che parla di una moglie e una madre, Nora, che capirà di essere prima di tutto una donna. 

Curiosi? Scopriamo di cosa parla.

Iniziamo col dire che, come ci suggerisce non poco esplicitamente il termine “dramma”, non è un’opera fatta di scene comiche, di cadute, di giochi di parole, al contrario è una storia che fa riflettere. È vero, è ambientata nell’Europa di più di cent’anni fa (e da allora qualcosa è certamente cambiato) ma ciò non significa che non possa avere un valore anche oggi, dato che, adattando una citazione di Italo Calvino,

Un classico non ha mai finito di dire ciò che ha da dire.

Non si può negare, infatti, che l’opera tratti temi che ci stanno a cuore anche di questi tempi: basti pensare all’emancipazione femminile, questione calda in quegli anni e soprattutto nella prima metà del ‘900, ma che per certi versi riguarda anche il nostro periodo storico, poiché anche se la figura femminile in generale può essere detta emancipata (anche se non ovunque), i numeri e alcuni pregiudizi tuttora presenti ci dicono che la strada verso la piena parità di genere è ancora lunga e non solo nel mondo del lavoro. 

Scavando più a fondo troviamo il tema delle apparenze, in quanto allora la rispettabilità e l’onore di una famiglia, in particolare del capofamiglia, erano essenziali per essere accettati da tutti; si faceva quindi il possibile per mantenere una facciata in linea con i valori della società… e cosa ci fosse dietro quella facciata perfetta poco importava. Ma anche oggi, anzi specialmente oggi in un mondo fatto di immagini su Instagram, post su Facebook, video su TikTok, “Mi piace” e cuoricini, sono le apparenze ciò che più conta davvero e per conservarle siamo disposti a sacrificare noi stessi. è presente poi il tema dell’amore, che non è l’amore a cui i film più romantici e struggenti ci hanno abituato, quell’amore totalizzante che ci rende capaci di qualsiasi cosa, ma è un amore più complesso e difficile da inquadrare… tanto che è lecito chiedersi se quello sia effettivamente amore o solo un legame conveniente. Sono tante, dunque, le tematiche che vengono toccate e ad ogni lettura o ad ogni visione se ne scoprono altre.

Tutto ciò ci restituisce un’opera complessa se non dal punto di vista della trama in sé, sicuramente dal punto di vista del messaggio o messaggi finali. 

Complessità che si riflette soprattutto nei protagonisti: gli attori e la regista hanno dedicato particolare cura nel definire i vari personaggi, che mostrano diverse sfumature lungo l’opera. È stato un processo lungo e a tratti molto difficile, ma alla fine è servito a tutti per avere un’idea unica e coerente della vicenda in modo che anche il lavoro sul copione risultasse più agevole ai fini di una buona recitazione. Si è ragionato sul carattere, sui motivi che hanno spinto i personaggi ad agire in un determinato modo e sulle conseguenze di tali azioni sugli altri personaggi e si è costruito anche un possibile background che ha arricchito la visione del personaggio nella storia. Questo percorso ha regalato non poche sorprese, perché alla fine dell’analisi, la prima impressione di un personaggio ne usciva, se non completamente ribaltata, sicuramente molto cambiata; e, come nella vita non possiamo etichettare le persone come assolutamente buone o cattive, così anche in Casa di Bambola non esistono antagonisti veri e propri, ma solo protagonisti.

Dunque, il pubblico non vedrà in scena delle maschere, ma delle persone vere con sentimenti, desideri, aspirazioni reali, persone nelle quali ci si possa immedesimare. Non si racconta di principesse da salvare, principi azzurri, cavalieri dall’armatura scintillante, mostri malvagi, boschi incantati, ma si parla di vita vera. Dopotutto è una storia che ha per protagonisti una normale coppia sposata, abbastanza benestante che deve affrontare una situazione problematica particolare legata ad un prestito… insomma niente di più lontano da una favola Disney.

Ibsen, infatti, nelle sue opere cerca la realtà, non scrive di epoche lontane nel passato, non immagina contesti futuristici e distanti, non vuole creare un mondo dove il pubblico possa evadere dalla quotidianità e dai propri problemi, ma scrive del suo mondo, della sua realtà e davanti alla menzogna, all’ipocrisia, ai pregiudizi e alle disuguaglianze sociali non sfugge ma li affronta e li denuncia apertamente. Inutile dire che le sue opere, e ne è un esempio proprio “Casa di Bambola”, erano molto provocatorie e il pubblico di allora non sempre apprezzava.

In sostanza, quindi, Ibsen parla della società, società che nel corso dei decenni è cambiata e ha risolto alcune questioni, ne ha aperte altre e purtroppo ne lascia irrisolte altre ancora.

Locandina di una rappresentazione del 1881
Locandina “La Gilda delle Arti”

Se fin qui abbiamo dato il merito per la bellezza di quest’opera soprattutto al suo autore, ora è giunto il momento di parlare di chi questo spettacolo lo sta preparando.

Innanzitutto, è giusto dire che niente è stato lasciato al caso. Il tempo a nostra disposizione (che a causa di una piccola pandemia mondiale è aumentato) ci ha permesso di fare un lavoro certosino sulle battute, su ogni singola battuta: anche quelle più corte che sembravano insignificanti hanno richiesto diverse ripetizioni prima di raggiungere la versione finale. Nonostante le prove a distanza, quindi, ogni dialogo è stato affrontato con grande cura, ripetendolo, modificandolo e ripetendolo di nuovo, senza mai accontentarsi della mediocrità ma puntando sempre verso l’eccellenza e con una grande attenzione ai particolari. La cura dei dettagli non si è fermata solo alle battute, ma coinvolge anche la scenografia che diventa parte integrante della rappresentazione partecipando anch’essa al senso e al significato dell’opera.

Disegni per la preparazione della scenografia

Fin dalla prima lettura del copione, che ha regalato qualche sorriso e tanto su cui discutere, era chiaro che quello che si stava per mettere in scena non era uno spettacolo come gli altri: i tempi sono cambiati e anche la trama e il finale non sono i classici. Se però la prima lettura ha lasciato delle perplessità, il lavoro sul copione e sui personaggi le ha chiarite tutte, trasformando quelle che erano perplessità e difficoltà, in punti di forza che rendono l’opera ancora più intrigante. Una fra tutte la distanza temporale e culturale fra noi, gente del ventunesimo secolo, e Nora e Torvald, coppia dell’800: per quanto si sia rimasti fedeli ai contenuti originali e agli aspetti fondamentali, è naturale che la regia e gli attori siano stati influenzati anche dalla percezione moderna dei fatti, da una mentalità che per molti aspetti è lontana da quella di fine ‘800 e ciò ha fatto in modo che l’opera risultasse ancora più affascinante, dato il dialogo tra passato e modernità. 

Ribadiamo ancora una volta che l’opera in questione è complessa e sono molti gli aspetti da valutare, ma non spaventatevi, ciò non rende l’opera pesante, oscura o meno bella, al contrario la arricchisce regalando ad ogni prova e (si spera) ad ogni visione nuovi spunti di riflessione, un po’ come quando si guarda un film più volte e ogni volta si scoprono cose che non si era tenute in considerazione e, perché no, anche critiche. Pertanto riscopriamo il piacere di scavare più a fondo, di andare in profondità senza fermarci alla superficie.

Prove online

Infine, possiamo vedere la riuscita di questo spettacolo come il superamento di un periodo che per quanto sia stato difficile e tragico e che avrebbe potuto potenzialmente mettere in stand-by la cultura, non ha fermato la creatività e la voglia di fare di persone che ha deciso di dedicare il proprio tempo alla recitazione e quindi all’arte. Le classiche prove in presenza sono state sostituite in gran parte da prove online, davanti ad uno schermo, costellate da ritardi e problemi tecnici, ma mai inutili o scontate. Non ci siamo arresi e abbiamo sfruttato al massimo gli strumenti a nostra disposizione.

Quindi se siete in cerca di uno spettacolo bello, interessante, intrigante, per nulla banale, Casa di Bambola è quello giusto!

La parola agli attori

Le bambole portano sempre guai

Casa di Bambola?
La prima volta che ho sentito nominare il titolo di quest’ opera teatrale ho pensato : “sicuramente ci sarà qualcosa di drammatico, poiché le bambole portano sempre guai!“… e infatti…
Ma ora lasciamo da parte il mio pregiudizio verso le bambole e torniamo a noi!

Casa di bambola è un testo teatrale realizzato da Henrik Ibsen nel 1879 in lingua norvegese. Egli era contrario ai sentimentalismi del teatro ottocentesco e portò sulla scena il conflitto fra l’individuo e l’ipocrisia dei valori della società borghese.
Antepose la verità al conformismo, il bisogno di giustizia all’ingiustizia. Per questo motivo Casa di bambola è stato scritto con lo scopo di mettere alla luce i tradizionali ruoli dell’uomo e della donna nell’ambito del matrimonio durante l’epoca vittoriana…

Ma tutto questo perché?

Insomma ci troviamo nell’800, in una cittadina della Norvegia, periodo in cui la donna vive un periodo di transizione molto importante! Per lei è un secolo di cambiamenti e di una nuova presa di coscienza. Durante questo periodo storico la vita delle donne divenne sempre più difficile a causa della diffusione dell’ideale di “donna angelo”, condiviso dalla maggior parte della società, al punto di renderla una figura centrale… ma di servizio; infatti si diceva :” la donna è Angelo del focolare, è il cuore pulsante della casa, il fiore all’occhiello del marito”!

Ancora una volta la donna non vale per se stessa poiché è considerata una figura priva di intelletto e di personalità, importante solo per il ruolo che ricopre per gli altri.
Inoltre, le donne erano viste come esseri puri e puliti e a causa di questa visione, i loro corpi erano concepiti come templi che non dovevano essere adornati con gioielli né essere utilizzati per sforzi fisici o nella pratica sessuale. Il ruolo delle donne si riduceva a procreare e ad occuparsi della casa.

Da ciò possiamo dedurre il perché Ibsen abbia proprio usato tale titolo per la sua opera,
nei suoi primi appunti per il suo dramma infatti scrisse: «Ci sono due tipi di leggi morali, due tipi di coscienze, una in un uomo e un’altra completamente differente in una donna. L’una non può comprendere l’altra; ma nelle questioni pratiche della vita, la donna è giudicata dalle leggi degli uomini, come se non fosse una donna, ma un uomo».

Quando Casa di Bambola debuttò, il dramma di Ibsen suscitò scandolo e molte critiche al punto che lo stesso Ibsen dovette cambiare finale! Pensate che l’attrice che interpretava Nora, la protagonista, si rifiutò di recitare le ultime battute, sia perché le riteneva pronunciate da una madre snaturata sia perché non se la sentiva di correre il rischio di un insuccesso, interpretando un personaggio così anomalo e così pericolosamente rivoluzionario.

Nelle foto le interpreti di Nora più celebri, in quest’ordine: Alla Nazimova, Lilla Brignone per la regia di Vittorio Cottafavi, Giulia Lazzarini, Ottavia Piccolo (1986), Micaela Esdea.

Infatti rappresentare una figura femminile, nel 1879, che mostrasse una presa di coscienza della propria vita e della propria posizione rispetto alla famiglia e alla società, non era per niente facile poiché per la mentalità vittoriana il legame del matrimonio era considerato sacrosanto e gli atteggiamenti assunti dalla protagonista dell’opera erano percepiti come qualcosa di intollerabile e impensabile.

Tra le tante rappresentazioni di questo spettacolo, resta memorabile quella che vide come protagonista l’intensa attrice russa Alla Nazimova, che interpretò per la prima volta lo spettacolo nel 1907. Nel 1922 sarebbe stata anche la protagonista della relativa trasposizione cinematografica. La Rai ha mandato in onda quattro edizioni della commedia, interpretate, nel ruolo di Nora, da Lilla Brignone, Giulia Lazzarini, nel 1968, Ottavia Piccolo e Micaela Esdra, nel 1986.

Comunque la vicenda di Nora non è soltanto una polemica sulla condizione femminile del XIX secolo, ma esprime anche una testimonianza della voglia di libertà e di esaltazione della vita. Nel dramma, infatti, Nora non comprende le norme che gli uomini hanno imposto alle donne e non riesce a convincersi che siano giuste, poiché non è disposta a rinunciare a vivere guidata dai propri ideali.

Di Nora ammiro il suo coraggio e le scelte impegnative che compie perché va a toccare tasti evidenti ma oscurati per convenzione. Ecco cosa intendo: Nora vuole vivere pienamente e realizzarsi come persona, badando a se stessa autonomamente senza essere mai più la “bambola” di qualche bambino viziato:
«Credo di essere prima di tutto una creatura umana, come te… o meglio, voglio tentare di divenirlo.»

Ma chi è questa ” donna” che scombussolò cosi tante persone? Bè, lei è NORA!

Nora è il personaggio principale, colei che si trova a far fronte alla ” fortuna ” di appartenere alla media borghesia, la cui massima aspirazione è raggiungere una posizione sociale ed economica benestante; ciò però si traduce in una vita fatta di ipocrisie, falsi sorrisi e di un attaccamento spropositato al denaro e alla posizione. Proprio per continuare ad avere tutto questo Nora, allegra, sventata e superficiale, durante un periodo difficile commette un’azione riprensibile oltre che illegale. Quando il marito … mmm non ve lo dico! Così avrete un motivo in più per venire a vederci a teatro, poiché saranno i nostri attori a mostrarvelo!

E visto che parliamo di loro ve li presento:

Marzia Corti nei panni di Nora, protagonista femminile e “Barbie a tempo pieno”.
Moglie di Torvald e madre. E’ resiliente, coraggiosa, determinata ma anche fragile…
Ma grazie a determinate situazioni riesce a trovare se stessa.

Giovanni Fiorinelli nei panni di Torvald Helmer
Marito della protagonista
Inguaribile romantico, un principe azzurro “sfortunamente reale “.

Laura crotti nei panni di Helene, domestica e bambinaia della famiglia Helmer
Lavoratrice diligente e discreta.
Vuole molto bene ai bambini di Nora.

Stefano Tirloni nei panni di Dottor Rank, migliore amico di Helmer e Nora
Segretamente innamorato di Nora e affetto da una malattia che lo sta portando alla morte…
ma nonostante questo non si abbatte .

Giovanni aresi nei panni di Nils Krogstad, collega di Torvald.
E’un personaggio complesso, dal passato oscuro. A primo impatto risulta come l’antagonista della storia, ma poi si scopre essere molto di più.
Ad insaputa di Trovald, prestò una grossa somma a Nora che ora rivuole indietro.
Perciò premerà su Nora per ottenere dei vantaggi personali mettendo in moto la trama.

Tiziana Cortinovis nei panni di Kristine Linde.
Amica di scuola di Nora.
È una donna forte, riflessiva che prende decisioni con razionalità.

Ora che avete un quadro sui nostri attori e sui personaggi dell’opera,che ne dite di spoilerare un po’ la trama? Ovviamente non vi dirò tutto poiché ci tengo a vedervi a teatro…

Il dramma ci presenta il quadro di una coppia borghese con tre figli e si svolge nella casa di Nora e Torvald. A mio parere sembra quasi che i personaggi si muovano in uno spazio scenografico sghembo, caricaturale, oscillando tra la verità e la menzogna, tra il desiderio e la necessità. Una scena stilizzata per raccontare al meglio uno sconfortante deserto relazionale ed esistenziale popolato non da volti ma da maschere che si apprestano a inscenare un dramma della finzione.

Il marito Torvald Helmer è in procinto di diventare direttore della filiale di una banca di cui è già funzionario; Nora, la moglie, è una giovane donna con la quale Torvald sembra aver instaurato un rapporto più da padre premuroso che da marito, ritenendola puerile e spensierata. Nora però non è mai stata quella “bambola” irresponsabile che il marito sembra ritenere. In passato, infatti, per poter curare una grave malattia del marito, la donna ha contratto un debito con Krogstad, un usuraio, ottenendolo in modo illegale .

La situazione sembra migliorare quando Torvald è promosso direttore della filiale di banca in cui lavora. Proprio lì, però, è impiegato anche Krogstad. Per ottenere vantaggi personali, Krogstad minaccia Nora di rivelare tutto e comincia a ricattarla …

Come si comporterà Nora?

Cederà alle minacce di Krogstad oppure riuscirà ad affrontare la situazione con astuzia?
Se Trovald scoprisse ciò che ha fatto Nora, che provvedimenti metterà in atto? Resterà il dolce marito comprensivo oppure butterà giù la maschera e mostrerà il vero volto che ha nei confronti di Nora?

Sicuramente, se si tratta di un dramma, qualcosa di “SHOCK” succederà, no?

Bè cari lettori, il mio scopo in questo articolo è sicuramente quello di incuriosirvi su quest’opera teatrale che speriamo di potervi presentare il prima possibile!
Preparatevi a restare a bocca aperta di fronte alla scena conclusiva del dramma… e chissà quali saranno le vostre impressioni!

Resterete sbalorditi e scandalizzati come lo è stato il pubblico di tanti anni fa… oppure no?