La parola agli attori

Le bambole portano sempre guai

Casa di Bambola?
La prima volta che ho sentito nominare il titolo di quest’ opera teatrale ho pensato : “sicuramente ci sarà qualcosa di drammatico, poiché le bambole portano sempre guai!“… e infatti…
Ma ora lasciamo da parte il mio pregiudizio verso le bambole e torniamo a noi!

Casa di bambola è un testo teatrale realizzato da Henrik Ibsen nel 1879 in lingua norvegese. Egli era contrario ai sentimentalismi del teatro ottocentesco e portò sulla scena il conflitto fra l’individuo e l’ipocrisia dei valori della società borghese.
Antepose la verità al conformismo, il bisogno di giustizia all’ingiustizia. Per questo motivo Casa di bambola è stato scritto con lo scopo di mettere alla luce i tradizionali ruoli dell’uomo e della donna nell’ambito del matrimonio durante l’epoca vittoriana…

Ma tutto questo perché?

Insomma ci troviamo nell’800, in una cittadina della Norvegia, periodo in cui la donna vive un periodo di transizione molto importante! Per lei è un secolo di cambiamenti e di una nuova presa di coscienza. Durante questo periodo storico la vita delle donne divenne sempre più difficile a causa della diffusione dell’ideale di “donna angelo”, condiviso dalla maggior parte della società, al punto di renderla una figura centrale… ma di servizio; infatti si diceva :” la donna è Angelo del focolare, è il cuore pulsante della casa, il fiore all’occhiello del marito”!

Ancora una volta la donna non vale per se stessa poiché è considerata una figura priva di intelletto e di personalità, importante solo per il ruolo che ricopre per gli altri.
Inoltre, le donne erano viste come esseri puri e puliti e a causa di questa visione, i loro corpi erano concepiti come templi che non dovevano essere adornati con gioielli né essere utilizzati per sforzi fisici o nella pratica sessuale. Il ruolo delle donne si riduceva a procreare e ad occuparsi della casa.

Da ciò possiamo dedurre il perché Ibsen abbia proprio usato tale titolo per la sua opera,
nei suoi primi appunti per il suo dramma infatti scrisse: «Ci sono due tipi di leggi morali, due tipi di coscienze, una in un uomo e un’altra completamente differente in una donna. L’una non può comprendere l’altra; ma nelle questioni pratiche della vita, la donna è giudicata dalle leggi degli uomini, come se non fosse una donna, ma un uomo».

Quando Casa di Bambola debuttò, il dramma di Ibsen suscitò scandolo e molte critiche al punto che lo stesso Ibsen dovette cambiare finale! Pensate che l’attrice che interpretava Nora, la protagonista, si rifiutò di recitare le ultime battute, sia perché le riteneva pronunciate da una madre snaturata sia perché non se la sentiva di correre il rischio di un insuccesso, interpretando un personaggio così anomalo e così pericolosamente rivoluzionario.

Nelle foto le interpreti di Nora più celebri, in quest’ordine: Alla Nazimova, Lilla Brignone per la regia di Vittorio Cottafavi, Giulia Lazzarini, Ottavia Piccolo (1986), Micaela Esdea.

Infatti rappresentare una figura femminile, nel 1879, che mostrasse una presa di coscienza della propria vita e della propria posizione rispetto alla famiglia e alla società, non era per niente facile poiché per la mentalità vittoriana il legame del matrimonio era considerato sacrosanto e gli atteggiamenti assunti dalla protagonista dell’opera erano percepiti come qualcosa di intollerabile e impensabile.

Tra le tante rappresentazioni di questo spettacolo, resta memorabile quella che vide come protagonista l’intensa attrice russa Alla Nazimova, che interpretò per la prima volta lo spettacolo nel 1907. Nel 1922 sarebbe stata anche la protagonista della relativa trasposizione cinematografica. La Rai ha mandato in onda quattro edizioni della commedia, interpretate, nel ruolo di Nora, da Lilla Brignone, Giulia Lazzarini, nel 1968, Ottavia Piccolo e Micaela Esdra, nel 1986.

Comunque la vicenda di Nora non è soltanto una polemica sulla condizione femminile del XIX secolo, ma esprime anche una testimonianza della voglia di libertà e di esaltazione della vita. Nel dramma, infatti, Nora non comprende le norme che gli uomini hanno imposto alle donne e non riesce a convincersi che siano giuste, poiché non è disposta a rinunciare a vivere guidata dai propri ideali.

Di Nora ammiro il suo coraggio e le scelte impegnative che compie perché va a toccare tasti evidenti ma oscurati per convenzione. Ecco cosa intendo: Nora vuole vivere pienamente e realizzarsi come persona, badando a se stessa autonomamente senza essere mai più la “bambola” di qualche bambino viziato:
«Credo di essere prima di tutto una creatura umana, come te… o meglio, voglio tentare di divenirlo.»

Ma chi è questa ” donna” che scombussolò cosi tante persone? Bè, lei è NORA!

Nora è il personaggio principale, colei che si trova a far fronte alla ” fortuna ” di appartenere alla media borghesia, la cui massima aspirazione è raggiungere una posizione sociale ed economica benestante; ciò però si traduce in una vita fatta di ipocrisie, falsi sorrisi e di un attaccamento spropositato al denaro e alla posizione. Proprio per continuare ad avere tutto questo Nora, allegra, sventata e superficiale, durante un periodo difficile commette un’azione riprensibile oltre che illegale. Quando il marito … mmm non ve lo dico! Così avrete un motivo in più per venire a vederci a teatro, poiché saranno i nostri attori a mostrarvelo!

E visto che parliamo di loro ve li presento:

Marzia Corti nei panni di Nora, protagonista femminile e “Barbie a tempo pieno”.
Moglie di Torvald e madre. E’ resiliente, coraggiosa, determinata ma anche fragile…
Ma grazie a determinate situazioni riesce a trovare se stessa.

Giovanni Fiorinelli nei panni di Torvald Helmer
Marito della protagonista
Inguaribile romantico, un principe azzurro “sfortunamente reale “.

Laura crotti nei panni di Helene, domestica e bambinaia della famiglia Helmer
Lavoratrice diligente e discreta.
Vuole molto bene ai bambini di Nora.

Stefano Tirloni nei panni di Dottor Rank, migliore amico di Helmer e Nora
Segretamente innamorato di Nora e affetto da una malattia che lo sta portando alla morte…
ma nonostante questo non si abbatte .

Giovanni aresi nei panni di Nils Krogstad, collega di Torvald.
E’un personaggio complesso, dal passato oscuro. A primo impatto risulta come l’antagonista della storia, ma poi si scopre essere molto di più.
Ad insaputa di Trovald, prestò una grossa somma a Nora che ora rivuole indietro.
Perciò premerà su Nora per ottenere dei vantaggi personali mettendo in moto la trama.

Tiziana Cortinovis nei panni di Kristine Linde.
Amica di scuola di Nora.
È una donna forte, riflessiva che prende decisioni con razionalità.

Ora che avete un quadro sui nostri attori e sui personaggi dell’opera,che ne dite di spoilerare un po’ la trama? Ovviamente non vi dirò tutto poiché ci tengo a vedervi a teatro…

Il dramma ci presenta il quadro di una coppia borghese con tre figli e si svolge nella casa di Nora e Torvald. A mio parere sembra quasi che i personaggi si muovano in uno spazio scenografico sghembo, caricaturale, oscillando tra la verità e la menzogna, tra il desiderio e la necessità. Una scena stilizzata per raccontare al meglio uno sconfortante deserto relazionale ed esistenziale popolato non da volti ma da maschere che si apprestano a inscenare un dramma della finzione.

Il marito Torvald Helmer è in procinto di diventare direttore della filiale di una banca di cui è già funzionario; Nora, la moglie, è una giovane donna con la quale Torvald sembra aver instaurato un rapporto più da padre premuroso che da marito, ritenendola puerile e spensierata. Nora però non è mai stata quella “bambola” irresponsabile che il marito sembra ritenere. In passato, infatti, per poter curare una grave malattia del marito, la donna ha contratto un debito con Krogstad, un usuraio, ottenendolo in modo illegale .

La situazione sembra migliorare quando Torvald è promosso direttore della filiale di banca in cui lavora. Proprio lì, però, è impiegato anche Krogstad. Per ottenere vantaggi personali, Krogstad minaccia Nora di rivelare tutto e comincia a ricattarla …

Come si comporterà Nora?

Cederà alle minacce di Krogstad oppure riuscirà ad affrontare la situazione con astuzia?
Se Trovald scoprisse ciò che ha fatto Nora, che provvedimenti metterà in atto? Resterà il dolce marito comprensivo oppure butterà giù la maschera e mostrerà il vero volto che ha nei confronti di Nora?

Sicuramente, se si tratta di un dramma, qualcosa di “SHOCK” succederà, no?

Bè cari lettori, il mio scopo in questo articolo è sicuramente quello di incuriosirvi su quest’opera teatrale che speriamo di potervi presentare il prima possibile!
Preparatevi a restare a bocca aperta di fronte alla scena conclusiva del dramma… e chissà quali saranno le vostre impressioni!

Resterete sbalorditi e scandalizzati come lo è stato il pubblico di tanti anni fa… oppure no?

La parola agli attori

La Compagnia Teatrale: perché farne parte?

Quelli tra palco e realtà…

Prima di arrivare a rispondere a questo nuovo quesito , vorrei inserire come premessa che, quando si parla di compagnia teatrale, si intende  un gruppo di persone che costituiscono il cast artistico e tecnico che lavorano insieme affinché si possa realizzare uno spettacolo teatrale .

In linee generali ci sono diversi obiettivi a cui ciascuna compagnia cerca di mirare per i propri membri, ma anche per il proprio pubblico; per esempio, si può puntare a fare rappresentazioni comiche, creare fiabe per bambini, trovarsi solo per passatempo o gettare le basi per un lavoro vero e proprio. Tutto dipende da chi compone il gruppo e da quali sono le ispirazioni che lo animano.

Infatti all’interno di tale gruppo si cresce sia artisticamente sia personalmente poiché si ha la possibilità di non finire mai di imparare, di socializzare e di divertirsi.

#squadraginew

In modo particolare vorrei raccontarvi un po’ la mia esperienza, perché non vorrei che fosse percepito il tutto come “qualcosa solo riferito ai professionisti del mestiere”, roba da Hollywood e Actor’s studio; infatti ci sono moltissime persone ( noi compresi) che hanno iniziato la loro carriera artistica come hobby oppure casualmente perché “c’erano gli amici ” … e a questo proposito tengo a sottolineare come sia anche un bene iniziare questa esperienza affiancati da qualcuno che si conosce, per poi arrivare piano piano a costruirsi da soli le proprie ali e gettarsi in altre opportunità legate al teatro. 

Perciò niente scuse: se vedete un amico alle prese con Shakespeare e pensate che la cosa sia divertente e appassionante, buttatevi ! Pensate che spesso ho avuto amici che, dopo essere venuti a vedermi in uno spettacolo, oppure dopo che mi hanno aiutato a studiare la parte, mi hanno detto cose tipo: “io non sono capace”, “sono timido”, “non so nemmeno come si fa a recitare”, ecc. Sapete cosa vi dico? Non lasciate che la timidezza o il timore arrivino a limitare la vostra curiosità nel poter scoprire voi stessi in un ambito diverso e, tanto per la cronaca, e tengo a sottolinearlo,  nemmeno io sapevo assolutamente nulla di recitazione! Quello dell’attore mi sembrava un talento rivolto solo a poche persone, forse perché ho sempre creduto che RECITARE era = JIM CARREY … dimenticandomi che ” il teatro è per tutti” e che in chiunque, a prescindere dalle origini, dal carattere e dalle aspirazioni, potrebbe nascondersi un grande interprete, capace di suscitare emozioni uniche negli spettatori.

Per dimostrarvelo, visto che l’ho citato, parliamo di Jim Carrey : prima di arrivare a diventare uno degli attori (e non solo, poiché è imitatore, cabarettista, produttore cinematografico ecc.) più famosi, lavorò da giovane come addetto alle pulizie di una fabbrica e iniziò a dedicarsi alla sua carriera di comico in alcuni club; quindi, udite udite , c’è speranza  anche per tutti noi! Certo, per fare il grande salto da addetto alle pulizie a star del cinema ,magari è bene avere un po’ di infarinatura di tecniche attoriali, di dizione, ecc. Ma non bisogna mai scordare che l’attore è molto più di questo: un attore è anche espressione!

E poi vorrei ricordarvi che  noi siamo costantemente “attori” della nostra vita … l’unica differenza è che quello “professionista” presenta esplicitamente il suo ruolo in un teatro mentre “l’attore quotidiano” ha come palcoscenico contesti reali, non etichettati con l’insegna “TEATRO”… Sembra una cosa complicata, vero? Bè, provate a pensare a una vostra tipica giornata: ad esempio, io oggi ho interpretato il ruolo di studentessa all’interno del contesto universitario; allo stesso tempo assumevo il ruolo di amica mentre facevo una battuta con la mia vicina di banco, sono stata anche una viaggiatrice in treno e ho persino interpretato il ruolo di figlia che chiede alla madre di farle il pollo per cena e così via … Insomma, in base ai contesti sociali mostriamo una parte di noi e interpretiamo un ruolo che in quel momento ci appartiene; ora non sto qua a farvi un discorso sociologico a riguardo, ma vi suggerisco questo link simpatico  in cui troverete un interessante dibattito sul tema, in cui i protagonisti sono un attore e un intervistatore televisivo.

Ma torniamo al quesito iniziale: perché fare l’attore in una compagnia teatrale è una scelta che vi consiglio, piuttosto che intraprendere questa carriera in modo individuale ? 

Per prima cosa, come avevo già scritto nell’articolo precedente (https://lagildadelleartiteatrobergamo.wordpress.com/2019/10/07/teatro-hobby-passione-o-formazione/) riporto anche su queste pagine che La Gilda delle Arti ci ha insegnato anche a gestire i nostri “ruoli” al di fuori del palcoscenico, cioè da un lato abbiamo un ruolo individuale molto importante poiché la compagnia è costituita da ciascuno di noi e allo stesso tempo è anche un team in cui  assumiamo un ruolo legato alla collettività.

Quindi si parla di un lavoro sul singolo e sul gruppo.

Per quanto riguarda il primo, posso affermare che una delle cose fondamentali che ho appreso è il fatto che non si smette mai di  IMPARARE, in modo particolare dagli altri. Ho sempre provato ammirazione per molti miei colleghi e, tramite l’osservazione e l’interazione con loro, ho sviluppato la capacità di costruire uno stile e un portamento originale nel mio modo di recitare. 

Comunque vorrei soffermarmi di più sul secondo punto, cioè sul valore del lavoro di gruppo: come ho anticipato prima,  far parte di una compagnia teatrale aiuta a socializzare e quindi a creare nuovi legami o a rafforzare quelli già esistenti, permettendoci il confronto e lo sviluppo dell’empatia. 

Tale attitudine, definita più specificamente come COMPLICITÀ, è assolutamente necessaria per consolidare i rapporti nel gruppo e per far sì che in qualsiasi contesto ci si aiuti con maggior comprensione verso chi abbiamo attorno. Se essa è presente, non solo se ne rendono conto i membri, ma viene anche percepita positivamente da chi ci osserva dal di fuori. 

Semplicemente… “forza ragazzi! Mani al centro e merda, merda, merda!”

Per questo motivo  la COLLABORAZIONE  tra di noi va a rafforzare il legame che si sviluppa nel corso del tempo; ad esempio, quando l’anno scorso entrai ufficialmente nella compagnia de La Gilda  delle Arti , mi ritrovai davanti a un gruppo ben coeso e unito, ma al tempo stesso anche disponibile alle novità .

Infatti, quando mi presentai per la prima volta, i ragazzi che poi sono diventati i miei compagni di avventura, furono sin da subito molto socievoli e spontanei;  la mia prima impressione su ciascuno di loro è che non avevano timore di mostrare le emozioni che in quel momento provavano nel vedermi come nuovo membro… Ad esempio Marzia (denominata dalla sottoscritta come “mamma Marzia”) si è subito mostrata disponibile e affettuosa, Giovanni era gentile ma anche diffidente (ora invece siamo talmente amici che ci troviamo al di fuori del teatro per pattinare o fare altro) e in tutto ciò ricordo benissimo la mia “paura” nel non riuscire ad integrarmi oppure nel non trovarmi bene ad affrontare questa nuova opportunità che mi si presentava… però (per mia grandissima fortuna) i miei colleghi, avendo già vissuto questa esperienza, mi hanno accolto nel modo migliore affinché potessi sentirmi libera di essere me stessa sia come persona sia come attrice.

2018 -> 2019 Giovanni e io alle prese col pattinaggio 😀

Ecco un’altra cosa a cui contribuisce far parte di una compagnia teatrale: superare le paure e, in modo particolare, imparare a come comportarsi con diverse persone perché ( e ci tengo a farlo presente ) La Gilda delle Arti è  come un arcobaleno di colori che racchiude molti giovani con diverse fasce d’età e provenienza. 

Il bello di questa nostra particolarità è che siamo, nel nostro piccolo, una dimostrazione di come la diversità non solo caratteriale ma anche culturale possa trarre dei vantaggi tramite l’integrazione adeguata in un gruppo di persone accomunate da una passione.

Attraverso queste attitudini che si sviluppano nel corso del tempo, non bisogna però dimenticare che uno dei tanti nostri scopi è anche DIVERTIRSI e STARE BENE perché, come ben si sa, fare qualcosa che non ci piace affatto e in cui non riusciamo a sentirci a nostro agio, ci porta a non concludere qualcosa di buono, anzi! Ci annoiamo e  poi finiamo con l’ odiare quello che facciamo.

Pertanto all’interno di un’atmosfera tranquilla e gioiosa si lavora sicuramente meglio! 

La parola agli attori

Teatro: hobby, passione o formazione?

Siamo nel 2019… nel corso di un secolo in cui nonostante le innovazioni tecnologiche il teatro rimane vivo. La “sopravvivenza” del teatro in una società come la nostra è dovuta ad attori come noi della GDA (La Gilda delle Arti, n.d.r.) che riconosce l’importanza culturale che esso possiede.

Potrei benissimo darvi molte motivazioni che risponderebbero all’eterna domanda del “perché uno dovrebbe fare teatro” e suggerirvi anche tanti altri siti che abbiano altrettante risposte… però vorrei prima presentarvi qualcosa di più concreto e reale riportando su queste pagine il ” perché i nostri giovani attori hanno iniziato e continuano a fare teatro”.

…NOI

Come primo esempio vi presento la mia breve storia su come sono finita a far parte di questa compagnia teatrale.

Io nei panni di Ariel (opera “La Tempesta” di William Shakespeare)

Tutto ebbe inizio quando, all’età di 14 anni, mi fu proposto il laboratorio teatrale al CRE in cui per la prima volta misi in gioco me stessa in qualcosa di completamente diverso rispetto ai miei interessi. Ho avuto molta fantasia fin da piccola, ma ho sempre nascosto questo mio lato per paura di essere conosciuta per quella che sono veramente.

Infatti (e questo un po’ per colpa/merito di mio padre) mi piaceva tantissimo scrivere e recitare poesie e filastrocche e così, un po’ per curiosità e un po’ per gioco, mi sono trovata sul palcoscenico; il primo ruolo che ho interpretato è stato il gatto con gli stivali …mmm bè, in realtà durante le prove ero un coniglio che appariva in scena per pochi secondi, ma per “volere del fato” o altro, durante lo spettacolo diventai il gatto con gli stivali (per fortuna dovevo solo mimare).

Da quel momento in poi, attraverso il teatro, iniziai ad essere una persona molto estroversa.

Infatti, prima di questa mia passione, ero abbastanza timida ed esprimevo le mie emozioni e i miei pensieri solo attraverso lo sguardo. Già… le mie espressioni facciali erano cosi ” famose” che sono state il mio particolare strumento di comunicazione per moltissimo tempo…e in effetti lo sono tutt’ora!

Fortunatamente queste mie occhiate tornano molto utili all’interno del lavoro teatrale perché, oltre alle parole , l’espressione del corpo risulta essere fondamentale per noi attori. Effettivamente cos’è che rende autentica la recitazione, se non l’espressione del viso? I gesti, gli sguardi, il linguaggio non verbale sono la chiave che consente non solo al pubblico di vedere un personaggio più vero, ma anche all’attore di sentire il proprio ruolo e immedesimarsi al meglio.

Tutto questo serve affinché “si abbatta” quell’accostamento che a volte si fa con la parola attore e finzione, perché

ci sono due categorie di attori: l’attore mediocre, che recita il suo testo, e il grande attore che lo resuscita.

M. Escayrol

Spesso si pensa che l’attore debba fingere di essere un personaggio, ma in realtà il nostro obiettivo è quello di essere tale personaggio e fare in modo di arrivare a chi ci osserva e a chi ci ascolta.

Ecco a voi gli sguardi assorti del pubblico di fronte ad uno dei nostri tanti spettacoli.
Ecco uno dei tanti effetti che ci piace ottenere dal teatro.

Tornando alla nostra domanda iniziale, ecco la prima risposta che mi sento di dare : fare teatro ai giorni nostri è importante per scoprire se stessi e riuscire poi a elaborare al meglio la propria personalità, visto che attraverso i personaggi si esplora ogni parte di sé.
Per esempio, interpretando il ruolo della “Principessa Smarrita” ispirato al film “Come d’incanto”, ho scoperto di essere una persona un po’ utopista e sognatrice, nonostante abbia più volte affermato di essere una persona molto concreta.

 Stefano Tirloni alla ricerca dei lati nascosti della sua personalità nell’opera “Anastasia”

Un altro dei benefici che porta il praticare l’attività teatrale è l’imparare a gestire le proprie emozioni, a sviluppare empatia e a usare al meglio la propria voce poiché il pubblico deve capire bene ciò che si sta dicendo e quindi l’articolazione, gli accenti ecc… in pratica LA DIZIONE (cioè il ” saper parlare bene”), è un fattore importante.

Inizialmente per me è stata una sfida svolgere certi esercizi, come per esempio gli scioglilingua, ma col tempo ho cominciato ad apprezzare la chiarezza e le emozioni che una corretta dizione consente di trasmettere con la voce. Inoltre la dizione ci insegna a parlare adeguatamente in diverse situazioni della vita di tutti i giorni (durante un’interrogazione, una conferenza, un colloquio di lavoro ecc…) e ad avere una miglior prestazione di fronte ad un pubblico.

Se come buone ragioni per fare teatro non vi bastano, eccone pronta una terza: col teatro si imparano la concentrazione e le strategie per gestire la memoria; dico davvero: non immaginate che sfida sia stata per me imparare i copioni … e sopratutto scoprire che, malgrado l’impegno e le ore passate a studiarli, qualche volta sul palco ho dovuto inventare delle battute di sana pianta!

In effetti il teatro è anche un bel modo per allenare la mente e l’attenzione: sapere la parte è il nucleo per tutto il lavoro di immedesimazione e di comunicazione di cui vi parlavo prima, e vi assicuro che imparare battute e monologhi non è sempre una passeggiata. Considerate che non si tratta mai semplicemente di recitare “a pappagallo” il testo, ma di ricordarsi da dove si entra, dove si esce, di cambiare costume, di prendere quell’oggetto, di muoversi in quella maniera e, in tutto questo, di non dimenticare di essere veri. Bisogna essere a dir poco multitasking… Eppure è divertente! Pensate che, man mano che si va avanti, è impossibile non desiderare di cimentarsi con ruoli che richiedono un impegno sempre maggiore, tanto che, guardandosi indietro, si finisce per dire “ah… come facevo a dire che QUELLA era una parte difficile?”

E qui uno potrebbe dire: “bè, è tutta una questione di concentrazione”; in parte è vero, ma non basta. Come vi accennavo, per quanto uno abbia studiato bene e sia concentrato, si può trovare a dover affrontare il terribile ERRORE IN SCENA: parlo di quel momento in cui tu, o il tuo partner, sbagliate la battuta. Immaginate la situazione: platea e galleria piene, suspance a go go, centinaia di volti fissi su di voi, gli altri attori della compagnia dietro le quinte, il regista che soffoca un’imprecazione e tu, in un nanosecondo, devi salvare la situazione poiché lo spettacolo deve andare avanti!

Per darci coraggio in queste situazioni di “paura” ciò che noi attori ci ricordiamo è che “il pubblico non conosce il copione, quindi tutto dipende da come gestiamo la scena “.

Ad esempio, ricordo benissimo quando mi ritrovai in scena con il mio compagno Daniele durante lo spettacolo “La famiglia dell’antiquario”: lui si è dimenticato la sua battuta e io ho dovuto subito inventarne un’altra per poi procedere entrambi tranquillamente. Questo ultimo particolare consente di sviluppare un senso di responsabilità non solo su se stessi ma anche sugli altri.

E ora, come vi ho detto all’inizio, vorrei presentarvi come i miei compagni si pongono di fronte a tale domanda:

Giovanni Fiorinelli , attore della nostra compagnia , afferma…

Giovanni Fiorinelli nell’opera  “Le allegre comari di Windsor”  di William Shakespeare.

…”con il teatro si riesce ad avere più autostima e sicurezza in noi stessi” tanto che mi ha confessato che si vanta di questa sua passione con le ragazze poiché risulta essere un’ottima tecnica di abbordaggio …(ma questa è un’altra storia heheh).

Così come Giovanni vi presento anche Giovanni Aresi e Giuseppe Modica…

Giovanni Aresi nei panni di Valafrido nell’opera “Il principe scambiato” di Miriam Ghezzi.
Giuseppe Modica nell’opera “Anastasia” come Dimitri Alexandrovich Smirnov.

… questi due nostri attori che hanno intrapreso il loro percorso teatrale grazie agli amici che lavoravano già all’interno della compagnia; a questo proposito, Giovanni afferma: “È colpa di Andrea! E poi la gente era simpatica e divertente” … e ora ha scoperto quanto sia portato per recitare; basti vederlo nei panni di Valafrido nell’opera “Il principe scambiato”! È talmente bravo che, nonostante il numero elevato di volte in cui abbiamo svolto le prove e lo spettacolo, cattura la nostra attenzione facendoci ridere come se fosse la prima volta.

Invece Giuseppe ha scoperto il suo talento nell’interpretare diversi ruoli importanti grazie alla sua curiosità nel voler provare qualcosa di nuovo.

E per concludere voglio citare anche Sara Arnoldi , un’altra nostra giovane attrice…

Sara Arnoldi nei panni della Contessa Isabella nell’opera “La famiglia dell’antiquario” di Carlo Goldoni.

…la quale sottolinea come il teatro sia arricchimento culturale e personale.

Infatti quante volte nei cruciverba mi apparivano domande su Goldoni e sulle sue opere … per non parlare di quando ho svolto il test di ammissione per l’università in cui mi sono ritrovata a rispondere ad altrettante domande sul teatro…insomma IL TEATRO E’ OVUNQUE!

Ma non dimentichiamo che, oltre a questo aspetto, l’attività teatrale è DIVERTIMENTO.

Appunto per questo motivo Sara aggiunge come sia divertente poter elaborare come meglio si crede il proprio personaggio e conoscere nuove persone e affrontare nuove esperienze.

Ecco perché si sostiene che recitare in una compagnia teatrale sia rilevante per poter socializzare; un ulteriore punto a favore della GDA è l’aver permesso a ciascuno di noi di sconfiggere insicurezze e la propria timidezza ricordandoci che su quel palcoscenico non si è mai da soli.

E su questo non potrei essere più d’accordo perché la GDA per noi è sinonimo di famiglia e amicizia…perché il teatro è anche questo : ” Gioco di squadra”.

Ed ora spero di aver risposto al quesito già ampiamente discusso, che cerchiate di conoscere meglio questo mondo di artisti e intraprendere questa strada senza avere timore perché vi assicuro che, superato il percorso iniziale, avrete sicuramente molto tempo per adattarvi e scoprire voi stessi.

E non dimenticate che il teatro fa bene sia ai grandi sia ai piccini: se siete interessati a scoprire altre curiosità sul teatro e sulla nostra compagnia potete trovarci su facebook, instagram e youtube!