La parola agli attori

«Nora, Nora» e l’incontro con il sig. Stanislavskij

Breve resoconto della croce e delizia degli attori: rendere credibile un personaggio

Estate 2020. Dopo mesi di quarantena, incertezza e stress finalmente si ha la sensazione di ricominciare a respirare. Insieme alla voglia di tornare ad una sorta di “normalità” si fa spazio una vocina nella mia testa che dice solo una parola: teatro. Mi rendo conto che probabilmente per alcuni l’ultimo pensiero, in una situazione del genere, sia proprio il teatro… ma dopo anni scanditi da prove, spettacoli e laboratori è diventato la quotidianità per me. È un amico, un amico che dopo mesi di assenza forse poteva tornare a farsi sentire. La compagnia inizia a muoversi: letture animate con spettatori dai balconi e due spettacoli all’aperto. Miriam e Nicola (rispettivamente regista e direttore artistico della compagnia) non sono stati certo fermi nel periodo di lockdown e hanno iniziato a lavorare ad un progetto ambizioso: Casa di Bambola. Arriva così ad agosto la fatidica chiamata: Vorresti interpretare Nora? Il resto è storia…

Ed eccomi qua con il mio compagno di disavventure Giovanni Fiorinelli che si presterà ad essere il mio amato maritino, Torvald Helmer

Torniamo indietro di qualche anno: una più giovane e avventurosa me si imbarca, con Miriam e Nicola, nell’impresa di andare a vedere uno spettacolo al Centro Teatrale Bresciano. Pronti via! Saliamo in macchina, trenta minuti di viaggio accompagnati da ottima musica. Altri trenta minuti per trovare parcheggio, ma Nicola non demorde e raggiunge l’obbiettivo. Bene, ormai ci siamo. Sì, ma è tardi e quindi bisogna correre per non perdere l’inizio. Arriviamo al teatro trafelati, senza fiato e con un possibile infarto in atto, ma siamo in tempo. Entriamo e il meraviglioso blu che caratterizza il teatro di Brescia si sprigiona tutto in torno a noi, ci sediamo e gli attori occupano il palcoscenico. Dopo circa due ore e mezza, trascorse come uno schiocco di dita, mi ritrovo ad applaudire attonita e con le lacrime agli occhi. Quello spettacolo era Casa di Bambola.

Nel caso in cui ve lo siate persi ecco il trailer dello spettacolo made in Gilda, giusto per farvi capire il mood dell’opera

Ho voluto raccontarvi questo aneddoto per farvi capire quanto sia stata felice di accettare una parte come quella di Nora. Dopo l’iniziale entusiasmo, però, ha cominciato a nascere in me la paura. Sì, paura. Perché, vi chiederete. Perché una parte come quella di Nora non può essere affrontata con leggerezza, con incoscienza. Mostri sacri si sono cimentati in questa parte: Alla Nazimova, Lilla Brignone, Giulia Lazzarini, Ottavia Piccolo, Micaela Esdea. Immaginatemi ora in iperventilazione con le ginocchia diventate due budini. L’unica cosa che riuscivo a ripetermi era: un bel respiro e passa la paura.

Neanche il Covid ci può fermare, la compagnia approda su Meet

Autunno 2020. Iniziano le prove, e vista la situazione sanitaria, dobbiamo reinventarci e lanciarci online. Meet diventa il nostro fedele compagno e iniziamo a studiare la parte, atto dopo atto. Vista la complessità del copione, Miriam e Nicola decidono di concentrarsi sullo studio del personaggio. Ed ecco l’incontro con Stanislavskij che ho anticipato nel titolo. Mentre lo studio del copione procede, vengono date a tutti gli attori delle indicazioni per fare una specie di identikit del proprio personaggio. Dovevamo cercare di capire come parla e come si muove; quale è il suo passato e quale potrebbe essere il suo futuro; che tipo di rapporto potremmo avere con loro. Una volta capito tutto questo, dovevamo traslarlo in parole e raccontarlo ai nostri compagni. Ogni incontro per l’identikit diventava un momento di confronto tra tutti noi: ognuno diceva la propria opinione, dava consigli e suggerimenti. Sicuramente, una delle mie parti preferite delle prove. Non è la prima volta che cerco di studiare un personaggio e trovare una connessione con lui, ma sicuramente non mi era mai capitato di farlo in maniera così accurata. Credo che questo esercizio sia stato fondamentale per inquadrare Nora, o per lo meno la mia Nora.

Sì, lo so… Avrei potuto scegliere una foto seria ma questa sicuramente mi rispecchia di più, e forse anche la mia Nora. E poi quanto siamo belli tutti sorridenti?

Una piccola precisazione è d’obbligo: il lavoro che abbiamo fatto non rispecchia al cento per cento quello di Stanislavskij. Ci siamo ispirati a lui e abbiamo cercato di raccogliere gli spunti che per noi erano più interessanti e che potevamo mettere in pratica anche lavorando a distanza. Devo dire che l’inizio non è stato dei migliori. Immaginate di ritrovarvi davanti ad una tela bianca e di poter creare tutto ciò che volete. In un primo momento potreste pensare che sia fantastico poter esprimere tutta la vostra creatività… ma la libertà può anche spaventare. Il testo di Ibsen è stato una guida fondamentale, senza quello non avrei potuto avere dei confini all’interno dei quali muovermi e riempire gli spazi vuoti. Leggendo e rileggendo il copione, mi rendevo sempre più conto di quanto Nora poteva avvicinarsi a me, ed è stato fondamentale il lavoro sull’identikit per calarmi completamente nel personaggio. Tante altre attrici hanno già interpretato Nora, ma questa è la mia occasione per darle altre sfumature, trovare dei modi diversi e a me affini per caratterizzarla.

I miei Virgilio in questa impresa titanica

Tutto molto bello, direte voi, ma tutto questo lavoro a cosa serve? Serve a rendere credibile il personaggio. Nora dopotutto è personaggio di fantasia, scritto in maniera meravigliosa, non c’è dubbio, ma è pur sempre inchiostro su carta. La sfida è renderla vera, renderla credibile con i suoi sbalzi d’umore e con la sua incapacità di comprendere appieno quello che le sta accadendo intorno. Io non sono Nora: non sono sposata, non sono madre e non ho vissuto le esperienze che l’hanno resa la donna che conoscerete nello spettacolo. Ma è questo che mi affascina, trovare nel dramma che ha vissuto e che sta per vivere delle affinità con le esperienze che mi hanno reso la donna che cerca di interpretarla. Durante uno stage teatrale il regista e attore Juri Ferrini ci disse: Dovete difendere il vostro personaggio. Difenderlo ad ogni costo, aggiungerei io. Non importa quanto può essere poco verosimile il suo comportamento, non importa quanto le sue scelte possano essere opinabili, non importa quanti errori abbia commesso dobbiamo difenderlo, sempre. Dobbiamo capirlo, assecondarlo e appoggiarlo, qualsiasi cosa accada. Questo è l’obbiettivo che mi sono prefissata quando ho accettato la parte di Nora. Vorrei che Nora rimanesse nella testa degli spettatori una volta finito lo spettacolo. Vorrei che gli spettatori si chiedano cosa avrebbero fatto loro in quella situazione e che, nonostante tutto, la riescano a capire… come sto cercando di fare io. Per quanto questo personaggio mi faccia arrabbiare, per quanto sia difficile rendere credibile le montagne russe che sono le sue emozioni, per quanto sia distante da me e per quanto alcuni aspetti di lei non riesco proprio a mandarli giù, io… le voglio bene; sì, le voglio bene, e per questo cerco di comprenderla e di appoggiare tutte le scelte che compie durante l’opera. Ho paura di non riuscire a trasmettere tutto questo? Assolutamente sì. Ma quando, durante le prove, mi spoglio di tutto quello che è successo durante la giornata, quando tolgo tutto lo stress del lavoro, la casa, le scadenze da rispettare e divento Nora mi sento più leggera. So che i miei compagni, la mia regista e il mio direttore artistico sono lì per supportarmi e per riprendermi, quando necessario. Ci sono prove che non vedi l’ora finiscano perché sono troppo pesanti, perché non funziona niente e tutto quello che dici in realtà è solo un ammasso di parole recitate e non sentite, ma nonostante questo la voglia di migliorare per me, per i miei compagni è sempre maggiore.

Ecco qui la quota rosa di questo spettacolo. Certo, manca la regista… chissà dove si era cacciata

Primavera 2021 (quasi). Abbiamo finito l’identikit, abbiamo finito lo studio della parte e ora si iniziano a provare gli atti. Dopo tutto quello che abbiamo vissuto in questi mesi mi è venuto spontaneo pormi alcune domande.

Cosa mi aspetto dal giorno dello spettacolo? Mi aspetto agitazione, ansia, paura di fallire ma anche tanta gioia perché nonostante il periodo difficile che abbiamo attraversato, nonostante le prove online, nonostante la fatica e le ore di studio passate sul copione siamo tutti consapevoli di esserci messi alla prova. Abbiamo calato i nostri assi dalle maniche, siamo cresciuti come attori e abbiamo davvero dato il massimo.

Cosa porterò con me di questa esperienza? La volontà di creare sempre un rapporto con il mio personaggio, di renderlo vero, per quanto mi è possibile. Mi sono resa conto di quanto un lavoro di gruppo sia fondamentale, a prescindere dal numero di battute del proprio ruolo nello spettacolo. Mi porterò dietro la consapevolezza di quanto un copione possa mettermi in crisi, la convinzione che, anche quando le richieste di un regista sembrano impossibili, puoi trovare un modo per renderle tue e raggiungere l’obbiettivo. Ora ho capito ancora di più che quando delle persone ripongono fiducia in te difficilmente è mal riposta, nonostante tu ti possa sentire sopraffatto dal compito e per quanto gli ostacoli ti sembrano insormontabili.

L’ultima grande domanda che mi sono posta è: cosa mi ha insegnato Nora? Mi ha insegnato che per quanto le cose possano essere difficili, per quanti sbagli possiamo commettere, il dovere più grande che abbiamo è quello verso noi stessi. Sarebbe facile vivere in una casa di bambola: abituarsi agli orpelli, alle conversazioni vuote e ai finti sorrisi… ma quando la realtà distrugge la fantasia, lì davvero capiamo di essere liberi. Questo auguro agli spettatori: siate coraggiosi e liberi, siate un po’ come Nora.

La parola agli attori

Cosa succede dietro le quinte

Quando ero piccola, entrando in un teatro, rimanevo affascinata da tutto quello che mi circondava. Immaginavo che tutte gli oggetti presenti fossero animati: per me le poltrone rosse attendevano solo che il loro ospite decidesse finalmente di abbandonarsi al loro abbraccio e di godersi lo spettacolo; le luci, con il loro scintillio, erano impazienti all’idea di seguire gli attori durante i combattimenti con le spade e già si commuovevano al pensiero di dover cogliere tutti i baci e i sospiri degli amanti che di lì a poco sarebbero andati in scena; il sipario aspettava solo il momento giusto per aprire il suo manto e catapultare gli spettatori in un mondo magico.

Ecco, il teatro per me è un mondo magico. Qui possiamo assistere ad incredibili atti di coraggio, impossibili storie d’amore o ad avventure che lasciano senza fiato.

Nonostante il piccolo particolare che io adesso sia considerata una donna adulta, devo dire che quando entro in un teatro rimango affascinata e stupita come se fossi tornata bambina. Se doveste venire con me a vedere uno spettacolo, una volta entrati in sala, probabilmente mi vedreste con il naso all’insù e con la bocca aperta ad ammirare quella meraviglia.

Teatro Sociale di Brescia

Se quando ero più piccola attendevo l’inizio dello spettacolo scalciando e correndo in giro adesso mi soffermo a guardare con occhio critico ogni più piccolo particolare: il sipario, le luci, le poltrone, le maschere, ecc. Credo però che la cosa più interessante sia vedere le ombre dei piedi degli attori che si muovono dietro al palcoscenico. Mi chiedo sempre che cosa staranno facendo: staranno ripassando la parte o magari stanno scherzando tra loro? Una volta aperto il sipario la curiosità diminuisce e rimango rapita dallo spettacolo. Qualcuno però potrebbe essere più curioso di me e anche durante lo svolgimento dello spettacolo continua a pensare a cosa starà succedendo dietro le quinte. Io non posso raccontarvi quello che fanno tutti gli attori quando non sono in scena ma vorrei portavi dietro le quinte di un nostro spettacolo, potrete sbirciare lì dove al pubblico solitamente è proibito guardare.

Dietro le quinte di un nostro spettacolo, L’Arlechì servitore di due padroni

Raccontarvi “solo” del dietro le quinte, però, mi sembrava un po’ poco quindi ho deciso di spiegarvi cosa succede durante la giornata tipo di uno spettacolo. Per cominciare stabilito il punto di ritrovo e, dopo aver composto tetris perfetti nei bagagliai delle macchine con tutti gli oggetti di scena, le strutture, le sedie, i tavolini, i microfoni e un’infinita serie di cavi e cavetti, finalmente siamo pronti a partire. La fedele carovana segue diligentemente il nostro direttore artistico, Nicola Armanni. Senza di lui probabilmente saremmo ancora dispersi per qualche strada della bergamasca. Essendo una compagnia itinerante ci esibiamo sempre in luoghi diversi e il viaggio ormai è diventato una parte fondamentale, almeno per me, del vivere la compagnia teatrale. Durante questi viaggi, lunghi o brevi, facili o impervi, sono nate amicizie e in alcuni casi anche l’amore. Tornando al nostro racconto, una volta raggiunto il teatro per prima cosa iniziamo a scaricare tutte le macchine: devo dire che distruggere ogni volta questi capolavori dell’organizzazione mi dispiace, tanto ho la certezza che una volta smontato tutto qualcosa non ci starà più. Una volta scaricato il malloppo ci si divide i compiti: montare la struttura che usiamo come fondale, sistemare gli oggetti che dovremo utilizzare in scena, predisporre i microfoni, settare le luci, ecc. Con gli anni a tutti è stato affidato un ruolo e tutti ormai lo conosciamo e lo svolgiamo alla perfezione. Durante questa prima parte della nostra giornata insieme si ride e si scherza, ci si raccontano le novità e si chiacchiera con leggerezza, senza mai dimenticare di fare qualche story su Instagram. Siamo una famiglia, e come a un pranzo domenicale con i parenti condividiamo quello che è successo nel corso dei giorni precedenti. Siamo un gruppo affiatato e grazie alla passione del teatro sono nate delle splendide e durature amicizie, proprio come racconta Valeria nel suo ultimo articolo

Il magico trio tutto al femminile dell’Arlechì: io, Miriam e Sara

Dopo aver predisposto tutto quello che ci occorre per lo spettacolo iniziano le prove dei microfoni: qui, come un direttore d’orchestra, Nicola ci dirige in un concerto dissonante di frasi ripetute fino allo stremo. Ognuno di noi poi viene chiamato per la sua parte da solista: io devo dire che sono abbastanza ripetitiva, ogni volta attacco con uno dei monologhi scritti per me da Miriam Ghezzi, nostra regista e drammaturga, per lo spettacolo “La famiglia dell’Antiquario”. Sarà che è uno degli spettacoli che più mi è rimasto nella memoria, forse è quello che più mi è rimasto nel cuore. Continuano le prove audio, tutti gli attori vengono ammoniti sempre con la stessa frase:” Ora rifalla recitando”. Dopo che Nicola, soddisfatto, ci congeda dalle prove audio scatta il momento di riposo, dobbiamo recuperare tutte le energie perse per poter essere pronti per lo spettacolo. Inizia allora la lotta per l’egemonia sul mixer, tutti vogliono vincere ma solo uno avrà l’onore di decidere la musica. Puntualmente io e Giovanni, attore nella compagnia, iniziamo a battibeccare su quale sia la canzone più bella o più adatta al momento. Arriva il momento di prepararsi, manca sempre meno allo spettacolo. Iniziamo a ripassare le scene salienti dello spettacolo, sotto l’attento occhio di Miriam e Nicola. Una volta terminate le prove si passa al trucco e al parrucco: fondotinta, mascara, spazzole e ciprie inondano i tavoli dei camerini, lo specchio viene occupato e c’è sempre qualcuno che ha dimenticato qualcosa. 

Una volta terminato si indossano finalmente i costumi e dal camerino ci si sposta sul palcoscenico. Ecco, se dovessero chiedermi cosa sicuramente conserverò della mia esperienza nel teatro sono proprio quei momenti trascorsi sul palco con il sipario chiuso. Si percepisce concentrazione, agitazione e forse un pizzico di paura ma anche tanta energia e tanta voglia di entrare finalmente in scena. È forse il momento più importante di tutto lo spettacolo: qui raccogliamo le forze per poter dare il cento per cento sul palcoscenico. Nonostante la maggioranza dei sentimenti e delle sensazioni ci accomunano ogni membro della compagnia affronta quei minuti in maniera diversa: Sara sparisce, improvvisamente non la trovi più da nessuna parte ma non bisogna agitarsi, sta semplicemente cercando il suo personaggio e quando l’avrà trovato sarà pronta ad andare in scena; Nicolas sceglie un punto e sta lì, fermo, con il copione intento a leggere attentamente tutte le sue battute, anche se le conosce tutte a memoria ha comunque paura che qualcosa gli possa sfuggire. Io inizio a camminare, mi piace percorrere tutta la larghezza del palcoscenico. Nel frattempo, in realtà non penso allo spettacolo o alle battute, forse anche io come Sara cerco in me il personaggio che dovrò interpretare e spero sempre di riuscire a trovarlo in tempo. Il tempo passa e ora è arrivato il momento di andare alle luci della ribalta, tutti pronti per la prima scena ma prima non può mancare il rito scaramantico di tutti gli attori: “Merda, merda, merda!”.

Pochi minuti prima di entrare in scena, Il Principe Scambiato

Ricomponiamoci, lo spettacolo adesso inizia davvero. Dopo aver pronunciato la prima battuta tutto diventa più facile, lo spettacolo è partito e adesso nessuno ci può più fermare. Prima uscita, un po’ di respiro. Dietro si respira un’aria serena: c’è chi elemosina dell’acqua perché, come sempre, non l’ha portata o magari dei fazzoletti; si ride sottovoce alle battute dei nostri colleghi in scena e devo dire che a volte è davvero difficile non ridere a crepapelle, bisogna pur sempre non farsi sentire.

Dietro le quinte siamo stretti, abbiamo sedie, oggetti e copioni sparsi dappertutto. In mezzo a tutto questo ci destreggiamo con i cambi d’abito, forse una delle cose più difficili da fare dietro le quinte. Qui però ci prendiamo anche in giro, dopo aver portato in scena per tanto tempo uno spettacolo si imparano anche le battute degli altri e allora si iniziano ad imitare, a volte in maniera molto comica, quello che sta accadendo in scena.

Ovviamente si ripassano anche le scene, le uscite e le entrate e si raccoglie la concentrazione per fare quella scena che magari in prova non è venuta come desideravi. Ogni tanto ci si ferma semplicemente ad ascoltare quello che sta succedendo in scena, si rimane in silenzio per potersi godere, anche se solo con l’udito, la propria scena preferita dello spettacolo.

Giovanni e Stefano dietro le quinte de L’Arlechì servitore di due padroni

Sta arrivando la fine, mancano solo gli inchini. Qui la situazione diventa caotica, un continuo entrare e uscire di scena che potrebbe quasi far venire il mal di testa ma che, grazie all’applauso del pubblico, diventa un dolce movimento. Ultimo inchino, applauso al pubblico e tutti dietro le quinte. Il sipario si chiude, le luci si alzano e tutti ricominciamo a respirare. Ogni volta che portiamo in scena uno spettacolo provo un turbinio di emozioni e non importa se sia la sera della prima o la ventesima replica. Sarebbe bello permettere al pubblico di vedere tutto questo, tutto quello che un attore è prima, durante e dopo lo spettacolo. Con questo articolo spero di essere riuscita a trasportarvi in questa atmosfera. Certo, non è come essere presente con noi, dietro le quinte, forse però adesso potrete dire di aver scoperto un po’ di quel mondo segreto e nascosto che si cela dietro il sipario.