La parola agli attori

Teatro: hobby, passione o formazione?

Siamo nel 2019… nel corso di un secolo in cui nonostante le innovazioni tecnologiche il teatro rimane vivo. La “sopravvivenza” del teatro in una società come la nostra è dovuta ad attori come noi della GDA (La Gilda delle Arti, n.d.r.) che riconosce l’importanza culturale che esso possiede.

Potrei benissimo darvi molte motivazioni che risponderebbero all’eterna domanda del “perché uno dovrebbe fare teatro” e suggerirvi anche tanti altri siti che abbiano altrettante risposte… però vorrei prima presentarvi qualcosa di più concreto e reale riportando su queste pagine il ” perché i nostri giovani attori hanno iniziato e continuano a fare teatro”.

…NOI

Come primo esempio vi presento la mia breve storia su come sono finita a far parte di questa compagnia teatrale.

Io nei panni di Ariel (opera “La Tempesta” di William Shakespeare)

Tutto ebbe inizio quando, all’età di 14 anni, mi fu proposto il laboratorio teatrale al CRE in cui per la prima volta misi in gioco me stessa in qualcosa di completamente diverso rispetto ai miei interessi. Ho avuto molta fantasia fin da piccola, ma ho sempre nascosto questo mio lato per paura di essere conosciuta per quella che sono veramente.

Infatti (e questo un po’ per colpa/merito di mio padre) mi piaceva tantissimo scrivere e recitare poesie e filastrocche e così, un po’ per curiosità e un po’ per gioco, mi sono trovata sul palcoscenico; il primo ruolo che ho interpretato è stato il gatto con gli stivali …mmm bè, in realtà durante le prove ero un coniglio che appariva in scena per pochi secondi, ma per “volere del fato” o altro, durante lo spettacolo diventai il gatto con gli stivali (per fortuna dovevo solo mimare).

Da quel momento in poi, attraverso il teatro, iniziai ad essere una persona molto estroversa.

Infatti, prima di questa mia passione, ero abbastanza timida ed esprimevo le mie emozioni e i miei pensieri solo attraverso lo sguardo. Già… le mie espressioni facciali erano cosi ” famose” che sono state il mio particolare strumento di comunicazione per moltissimo tempo…e in effetti lo sono tutt’ora!

Fortunatamente queste mie occhiate tornano molto utili all’interno del lavoro teatrale perché, oltre alle parole , l’espressione del corpo risulta essere fondamentale per noi attori. Effettivamente cos’è che rende autentica la recitazione, se non l’espressione del viso? I gesti, gli sguardi, il linguaggio non verbale sono la chiave che consente non solo al pubblico di vedere un personaggio più vero, ma anche all’attore di sentire il proprio ruolo e immedesimarsi al meglio.

Tutto questo serve affinché “si abbatta” quell’accostamento che a volte si fa con la parola attore e finzione, perché

ci sono due categorie di attori: l’attore mediocre, che recita il suo testo, e il grande attore che lo resuscita.

M. Escayrol

Spesso si pensa che l’attore debba fingere di essere un personaggio, ma in realtà il nostro obiettivo è quello di essere tale personaggio e fare in modo di arrivare a chi ci osserva e a chi ci ascolta.

Ecco a voi gli sguardi assorti del pubblico di fronte ad uno dei nostri tanti spettacoli.
Ecco uno dei tanti effetti che ci piace ottenere dal teatro.

Tornando alla nostra domanda iniziale, ecco la prima risposta che mi sento di dare : fare teatro ai giorni nostri è importante per scoprire se stessi e riuscire poi a elaborare al meglio la propria personalità, visto che attraverso i personaggi si esplora ogni parte di sé.
Per esempio, interpretando il ruolo della “Principessa Smarrita” ispirato al film “Come d’incanto”, ho scoperto di essere una persona un po’ utopista e sognatrice, nonostante abbia più volte affermato di essere una persona molto concreta.

 Stefano Tirloni alla ricerca dei lati nascosti della sua personalità nell’opera “Anastasia”

Un altro dei benefici che porta il praticare l’attività teatrale è l’imparare a gestire le proprie emozioni, a sviluppare empatia e a usare al meglio la propria voce poiché il pubblico deve capire bene ciò che si sta dicendo e quindi l’articolazione, gli accenti ecc… in pratica LA DIZIONE (cioè il ” saper parlare bene”), è un fattore importante.

Inizialmente per me è stata una sfida svolgere certi esercizi, come per esempio gli scioglilingua, ma col tempo ho cominciato ad apprezzare la chiarezza e le emozioni che una corretta dizione consente di trasmettere con la voce. Inoltre la dizione ci insegna a parlare adeguatamente in diverse situazioni della vita di tutti i giorni (durante un’interrogazione, una conferenza, un colloquio di lavoro ecc…) e ad avere una miglior prestazione di fronte ad un pubblico.

Se come buone ragioni per fare teatro non vi bastano, eccone pronta una terza: col teatro si imparano la concentrazione e le strategie per gestire la memoria; dico davvero: non immaginate che sfida sia stata per me imparare i copioni … e sopratutto scoprire che, malgrado l’impegno e le ore passate a studiarli, qualche volta sul palco ho dovuto inventare delle battute di sana pianta!

In effetti il teatro è anche un bel modo per allenare la mente e l’attenzione: sapere la parte è il nucleo per tutto il lavoro di immedesimazione e di comunicazione di cui vi parlavo prima, e vi assicuro che imparare battute e monologhi non è sempre una passeggiata. Considerate che non si tratta mai semplicemente di recitare “a pappagallo” il testo, ma di ricordarsi da dove si entra, dove si esce, di cambiare costume, di prendere quell’oggetto, di muoversi in quella maniera e, in tutto questo, di non dimenticare di essere veri. Bisogna essere a dir poco multitasking… Eppure è divertente! Pensate che, man mano che si va avanti, è impossibile non desiderare di cimentarsi con ruoli che richiedono un impegno sempre maggiore, tanto che, guardandosi indietro, si finisce per dire “ah… come facevo a dire che QUELLA era una parte difficile?”

E qui uno potrebbe dire: “bè, è tutta una questione di concentrazione”; in parte è vero, ma non basta. Come vi accennavo, per quanto uno abbia studiato bene e sia concentrato, si può trovare a dover affrontare il terribile ERRORE IN SCENA: parlo di quel momento in cui tu, o il tuo partner, sbagliate la battuta. Immaginate la situazione: platea e galleria piene, suspance a go go, centinaia di volti fissi su di voi, gli altri attori della compagnia dietro le quinte, il regista che soffoca un’imprecazione e tu, in un nanosecondo, devi salvare la situazione poiché lo spettacolo deve andare avanti!

Per darci coraggio in queste situazioni di “paura” ciò che noi attori ci ricordiamo è che “il pubblico non conosce il copione, quindi tutto dipende da come gestiamo la scena “.

Ad esempio, ricordo benissimo quando mi ritrovai in scena con il mio compagno Daniele durante lo spettacolo “La famiglia dell’antiquario”: lui si è dimenticato la sua battuta e io ho dovuto subito inventarne un’altra per poi procedere entrambi tranquillamente. Questo ultimo particolare consente di sviluppare un senso di responsabilità non solo su se stessi ma anche sugli altri.

E ora, come vi ho detto all’inizio, vorrei presentarvi come i miei compagni si pongono di fronte a tale domanda:

Giovanni Fiorinelli , attore della nostra compagnia , afferma…

Giovanni Fiorinelli nell’opera  “Le allegre comari di Windsor”  di William Shakespeare.

…”con il teatro si riesce ad avere più autostima e sicurezza in noi stessi” tanto che mi ha confessato che si vanta di questa sua passione con le ragazze poiché risulta essere un’ottima tecnica di abbordaggio …(ma questa è un’altra storia heheh).

Così come Giovanni vi presento anche Giovanni Aresi e Giuseppe Modica…

Giovanni Aresi nei panni di Valafrido nell’opera “Il principe scambiato” di Miriam Ghezzi.
Giuseppe Modica nell’opera “Anastasia” come Dimitri Alexandrovich Smirnov.

… questi due nostri attori che hanno intrapreso il loro percorso teatrale grazie agli amici che lavoravano già all’interno della compagnia; a questo proposito, Giovanni afferma: “È colpa di Andrea! E poi la gente era simpatica e divertente” … e ora ha scoperto quanto sia portato per recitare; basti vederlo nei panni di Valafrido nell’opera “Il principe scambiato”! È talmente bravo che, nonostante il numero elevato di volte in cui abbiamo svolto le prove e lo spettacolo, cattura la nostra attenzione facendoci ridere come se fosse la prima volta.

Invece Giuseppe ha scoperto il suo talento nell’interpretare diversi ruoli importanti grazie alla sua curiosità nel voler provare qualcosa di nuovo.

E per concludere voglio citare anche Sara Arnoldi , un’altra nostra giovane attrice…

Sara Arnoldi nei panni della Contessa Isabella nell’opera “La famiglia dell’antiquario” di Carlo Goldoni.

…la quale sottolinea come il teatro sia arricchimento culturale e personale.

Infatti quante volte nei cruciverba mi apparivano domande su Goldoni e sulle sue opere … per non parlare di quando ho svolto il test di ammissione per l’università in cui mi sono ritrovata a rispondere ad altrettante domande sul teatro…insomma IL TEATRO E’ OVUNQUE!

Ma non dimentichiamo che, oltre a questo aspetto, l’attività teatrale è DIVERTIMENTO.

Appunto per questo motivo Sara aggiunge come sia divertente poter elaborare come meglio si crede il proprio personaggio e conoscere nuove persone e affrontare nuove esperienze.

Ecco perché si sostiene che recitare in una compagnia teatrale sia rilevante per poter socializzare; un ulteriore punto a favore della GDA è l’aver permesso a ciascuno di noi di sconfiggere insicurezze e la propria timidezza ricordandoci che su quel palcoscenico non si è mai da soli.

E su questo non potrei essere più d’accordo perché la GDA per noi è sinonimo di famiglia e amicizia…perché il teatro è anche questo : ” Gioco di squadra”.

Ed ora spero di aver risposto al quesito già ampiamente discusso, che cerchiate di conoscere meglio questo mondo di artisti e intraprendere questa strada senza avere timore perché vi assicuro che, superato il percorso iniziale, avrete sicuramente molto tempo per adattarvi e scoprire voi stessi.

E non dimenticate che il teatro fa bene sia ai grandi sia ai piccini: se siete interessati a scoprire altre curiosità sul teatro e sulla nostra compagnia potete trovarci su facebook, instagram e youtube!

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